Balene Bibliche e Magia Nera

Avviso sui contenuti : transfobia

Per continuare con il discorso iniziato nell’articolo di ieri sulle parole e il loro significato, oggi voglio proporvi un’altra idea. Quest’idea, a mio avviso, è la cosa più vicina alla magia nera che esista. Solo che qui non c’è né trucco né inganno. Ciò che sto per raccontarvi é un’altra maniera di concepire le parole. A dire la verità è l’unica maniera di concepire le parole, solo che spesso non ci facciamo caso e diamo il loro significato per scontato. Vi prometto che, se portate pazienza, alla fine dell’articolo riceverete un pass per vincere ogni discussione basata su se X è o non è parte di Y.

Iniziamo dalle balene. Immaginate di essere a cena con dei vostri amici e la discussione devia sulla Bibbia. Non accade spesso, ma ho detto, appunto, “immaginate”. Il vostro amico Carlo, il più furbo del gruppo, dice che la Bibbia non può essere che il prodotto di mani umane perché nel Capitolo 2 del Libro di Giona, la balena che lo inghiottì è descritta come un “grande pesce”. “Lo sappiamo tutti che le balene sono mammiferi!” dice Carlo, “chiaramente la Bibbia non è la parola di Dio, se lo fosse non avrebbe commesso un errore così elementare“. Carlo si sbaglia per due motivi. Il primo motivo, e forse dove la conversazione si ferma il più delle volte, è che se vogliamo essere pignoli per quanto ne sappiamo Giona è stato inghiottito da un’aringa molto grande; ‘balena’ è una interpretazione moderna della storia.

Jonah and the giant fish in the Jami’ al-tawarikh (c. 1400), Metropolitan Museum of Art

Carlo si sbaglia anche per un altro motivo. Facciamo finta che Giona fu inghiottito a tutti gli effetti da una balena. Se gli antichi ebrei volevano chiamare la balena un grande pesce, che problema c’è? Anche se avessero scoperto il DNA già ai tempi, anche se si fossero accorti che la balena è geneticamente più vicina al tuo cane che alle aringhe, chiamare la balena un pesce non è un errore.

Se non sei convinto, salta su una macchina del tempo, se la trovi, e andiamo a trovare Re Salomone. Non mi aspetto che tu sappia l’ebraico, quindi ti dico io le parole da usare. Pesce in ebraico si dice dag e mammifero behemah. Quando sarai davanti a Re Salomone dovrai spiegargli che la balena è un tipo di behemah esattamente come i cani, le mucche e la capre che vedono ogni giorno e non un dag come le carpe, le aringhe e i tonni. Non ti serve una macchina del tempo per immaginare lo scenario dove Re Salomone ti caccia a calci fuori dal suo tempio e si chiede come un pazzo sia riuscito ad entrare nella stanza del trono.

Perché sei stato cacciato dal tempio? Perché hai cercato di spiegare a qualcuno che non parla la tua lingua come usare le sue parole. Dag per Re Salomone vuol dire ‘animale che nuota e che sta nell’acqua’ mentre behemah animale a quattro zampe che sta per terra. Un cacciatore del tempo, all’avviso di un banco di dag che si appresta alle coste, sa immediatamente che deve prendere delle reti e un arpione. Con il metodo suggerito da te, basato sulla genealogia dell’animale, un cacciatore dei tempi non saprebbe se prendere i cavalli o la barca per andare a caccia.

Con questa storiella arriviamo alla prima conclusione di questo articolo: le parole non hanno dei significati fissi, ma arbitrari. Il significato è deciso dal contesto storico, culturale e politico in cui ci si trova. Non è sbagliato chiamare la balena un pesce, come non è sbagliato chiamarla un mammifero. Ciò che cambia è il contesto e le necessità dietro il termine. Da un po’ di tempo abbiamo deciso di basare molto del nostro vocabolario su una base scientifica. Definiamo una balena un mammifero perché condivide più geni con i mammiferi che con i pesci. Fino a qui tutto bene; chi si interessa degli animali e usa parole come mammiferi o sta studiando biologia o è un veterinario. Il problema nasce quando usiamo la biologia come base per parlare degli esseri umani.

C’è un contesto dove parlare di uomini e donne usando parole basate sulla biologia ha senso ed è necessario: l’ospedale. Ad un medico serve sapere se i tuoi cromosomi sono xx o xy. Per ogni altro contesto è necessario adottare un altro sistema di classificazione per queste due parole. Perché? Perché viviamo in un mondo sociale e ci relazioniamo gli uni con gli altri nella società. La nostra prima necessità come esseri umani è vivere in una società nella maniera più giusta e inclusiva.

Dove voglio arrivare con questo? Da un po’ di anni la comunità LGBT+ si fa sempre più sentire grazie a manifestazioni come i gay pride o semplicemente grazie ai social media. I gay e le lesbiche hanno iniziato a mettere in discussione definizioni tradizionali di uomo e donna. Chi, però, davvero sfida una definizione biologica di uomo e donna sono le persone trans. Caro lettore, con questo articolo voglio convincerti che le donne trans sono donne esattamente come tua madre e gli uomini trans sono uomini esattamente come tuo padre.

Christian mi avevi promesso di parlare di magia nera e adesso cerchi di convincermi che le donne trans sono donne? Sì, va bene, sono donne nel senso che glielo lasciamo credere perché viviamo in una società e ci fanno pena, ma sotto sotto lo sappiamo che non è vero.

Ti sbagli, ma andiamo un passo per volta.

Sopra riportato è un piccolo schema che rappresenta come si pensa spesso alla definizione tramite variabili delle categorie. In questo caso la categoria è UOMO/DONNA ma sentiti libero di sostituire con una qualsiasi categoria. E soprattutto sentiti libero di aggiungere più variabili. Avrei potuto aggiungere anche variabili come “Attratto da”, “Appassionato al calcio”, “Muscoloso”, etc. Nella maggior parte dei casi, ma non necessariamente, la categoria DONNA è definita dalle variabili: PRESENTA COME: DONNA, CROMOSOMI: XX, ORGANI GENITALI: FEMMINILI, INDENTITA’ DI GENERE: DONNA. Fino a qui tutto regolare. Ma cosa succede se una variabile non segue questa regola?

Aspetta, aspetta, perché avere così tante variabili? Alla fine dei conti basta guardare i cromosomi: se sono XX = donna, se sono XY = uomo.

Una donna potrebbe sentirsi tale, presentarsi tale, avere organi genitali femminili e passare una vita completamente all’oscuro del fatto che ha i cromosomi XY. Quando è stata l’ultima volta che hai controllato i tuoi cromosomi? Hai un metodo per vedere i cromosomi delle persone con cui interagisci? Sarai d’accordo con me che è quindi assurdo basarsi sulla definizione di uomo o donna solo sui cromosomi. Ecco perché ci servono più variabili.

Il problema con questo schema di definizione delle categorie però rimane irrisolto. Se metà delle variabili indicano da un lato e le altre dall’altro? La maggior parte delle persone trans vive in questa situazione: da un lato hanno i cromosomi e gli organi genitali che puntano ad una categoria ma la loro identità di genere e la maniera in cui si presentano puntano ad un’altra. Alcune scelgono di prendere ormoni e ricorrono alla chirurgia per cambiare un’altra delle variabili. Come scegli di identificare una persona che non rispetta la definizione “tradizionale” di uomo o donna è una questione di scelta.

L’esistenza delle persone trans mette in crisi questo schema “tradizionale” di definire le categorie. Lo schema non ti dà una soluzione certa su come categorizzarle. La soluzione più conveniente sarebbe, in questo caso, chiedere alla persona interessata come riferirsi a loro e basta. Ma con questo articolo voglio convincere i più scettici, quelli che non credono nell‘ identità di genere ,quelli che proprio non sono convinti e continuano a riferirsi alla persona trans vicina di casa con il nome Antonio. Voglio anche convincere quelli che sì, chiamano le persone trans per il loro nome scelto ma pensano che si faccia per cortesia. Voglio convincerti che la maniera di pensare alle categorie che hai sempre utilizzato non riflette come il mondo è davvero e le variabili che hai utilizzato finora sono a) dettate dalla cultura in cui vivi e b) la maniera in cui decidi di definire una categoria che non rispetta metà o più delle variabili è una decisione arbitraria anche questa dettata dalla tua idea di uomo o donna. Posso immaginare che la tua regola sia semplicemente “quello che mi dicono i geni”, ma spero di aver già evidenziato come questa tecnica non funziona. Basarsi solo sugli organi genitali è abbastanza sconveniente dato che non vai in giro a chiedere cosa le persone nascondino dentro le mutande.

Sì ma la magia nera?

Ecco a te, ho tolto la variabile di identità di genere e ne ho aggiunte altre, tanto arbitrarie quanto quelle di prima. Inoltre ho anche accidentalmente invocato il demonio. Cosa noti di diverso con lo schema di prima? Non c’è una categoria che lega le variabili. Questa è la maniera in cui il mondo esiste prima della nostra categorizzazione. Gli elementi si intrecciano tra di loro e si muovono liberamente senza essere confinati da una costante centrale.

Le categorie sono create dall’uomo, non l’uomo per le categorie.

Per tirare le somme, con questo articolo ho voluto convincerti che:

  • Le parole non hanno significati fissi, ma dipendono dal tempo, necessità e cultura in cui ti trovi.
  • Le categorie sono basate su variabili completamente arbitrarie e non esistono se non vogliamo che esistano.
  • Quando qualcuno o qualcosa non rientra perfettamente in una categoria, pensa al pentagono che ho disegnato e ricordati che non è necessario rispettare al 100% dei parametri prestabiliti.

Quali sono le conseguenze di ciò? Possiamo ridisegnare come intendiamo le categorie senza il timore di vivere in una bugia. C’è una necessità di ridisegnare questa categoria. Personalmente io insisto sul chiamare le persone per come loro dicono di sentirsi. Per questa ragione la persona trans donna è tanto donna come tua madre, sempre se tua madre si senta donna, ovviamente.

Se non ti ho convinto, ed è probabile che non ci sia riuscito, almeno so di averti portato in una situazione dove la mossa che ti rimane è dire “ho deciso di continuare ad usare una definizione tradizionale di uomo e donna, per nessun motivo se non la mia fissazione con il modo in cui sono stato educato/a”, o qualcosa di simile. E la magia nera sta qui, da questo momento in avanti sei obbligato/a a concepire le parole attivamente, non puoi rifugiarti in concezioni culturali o tradizionali dei termini, e se lo fai sarà una scelta che dovrai essere capace di giustificare.

So bene di essere il viaggiatore nel tempo della situazione e tu Re Salomone. So bene che se non sono stato cacciato fuori è solo questione di tempo. Ma posso dirti che vengo da un tempo dove ognuno è rispettato per come si sente e non c’è più odio per il diverso perché l’idea stessa di diverso ha smesso di avere senso. Non vorresti venire con me? Non ti serve una macchina del tempo, solo una scelta.

Fonte: liberamente ispirato da un articolo di SlateStarCodex, protetto dalla Creative Commons Attribution 4.0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...